Continuano le riprese esaltanti da CampoCecina da parte di Daniele Del Vecchio.
L'immagine qui sotto, ripresa il 15 giugno, in una bella serata in compagnia di Giancarlo, Alessandro e Fabio, si riferisce ad una zona della Via Lattea al confine fra le costellazioni dell' Aquila (a sinistra termina la sua "coda") e dello Scudo. La foto mostra stelle fino alla magnitudine 18 circa. Da notare, vicino al centro della foto: l'ammasso aperto M11 (soprannominato "stormo d'anatre" o "wild duck cluster", dato che le stelle più brillanti danno proprio l'impressione di vedere uno storno ordinato di anatre selvatiche volare nel cielo). M11 è uno dei più ricchi e densi ammassi aperti conosciuti: contiene infatti circa 2900 stelle accertate; dista 6000 anni luce dalla Terra e ha un'età stimata di 250 milioni di anni.
La stella più brillante di coloro arancio, visibile sopra M 11 e leggermente a sinistra, è R Sct (R Scuti). Ovvero la prima stella variabile (per questo R, dato che, tradizionalmente, nella nomenclatura delle stelle variabili si parte, per ogni costellazione, da quella lettera) scoperta nella costellazione dello Scudo. E' la più luminosa e forse più nota variabile del tipo denominato RV Tauri (dal nome della stella "prototipo"). Si tratta di un tipo di stelle variabili relativamente raro (sono note attualmente solo un centinaio di stelle di questo tipo), che mostrano un caratteristico andamento della luminosità con due massimi e due minimi, di ampiezza sensibilmente diversa fra loro, che si alternano nel caso di R Sct ogni 140 giorni, e che portano la stella dall'essere visibile ad occhio nudo, quando è al massimo di luminosità, ad essere visibile solo con un binocolo quando è in prossimità dei minimi di luce. Al momento della foto la stella era relativamente di bassa luminosità. Ciononostante, pur trovandosi ad una distanza di circa 1500 anni luce (due diversi metodi di misura danno distanze notevolmente diverse), appare realmente brillante. Ciò è dovuto alla natura stessa della stella: una stella che si sta avviando a diventare una gigante rossa (anzi nel caso di R Sct sembra esserci quasi arrivata ed in prossimità del secondo intenso "flash dell'Elio"), e che dovrebbe avere un raggio 100 volte più grande del Sole, una luminosità complessiva da un minimo di 1000 ad un massimo di 10000 volte più del Sole, ed avere una massa pari grossomodo a 20 volte quella del Sole (ma si potrebbe trattare, probabilmente, come ipotizzato per altri casi di RV Tau, di una stella doppia)
Si noti infine la maggiore presenza di stelle sul lato destro della foto a colori (in alto) rispetto al lato sinistro dell'immagine stessa. Ciò è in gran parte legato alla presenza di tenui nebulose oscure in questa zona della Via Lattea, ricchissima di tali oggetti che velano le stelle più lontane. Una "zona più oscura" in particolare è facilmente individuabile nella zona al di sotto delle due stelle più luminose che si osservano a metà strada fra M11 ed il bordo sinistro dell'immagine ed ha il numero di catalogo LDN 521 (ovvero l'oggetto 521 del catalogo delle Nebulose Oscure - Lynds's Dark Nebulae - curato dall'astronomo statunitense Beverly T. Lynds, che rintracciò visualmente, sulle lastre dell'Osservatorio di Monte Palomar, oltre un migliaio di zone oscure del cielo). Un'altra nebulosa oscura di Lynds, LDN523, si individua abbastanza bene poco a sinistra ed in basso rispetto a R Sct. Ma tali nebulose oscure diventano ben evidenti visualizzando a tutto schermo l'immagine in bianco nero quì a sinistra (ottenuta lavorando un pò con filtri sull'immagine iniziale). E' questa una possibilità in più offerta dalle immagini digitali in astronomia. Osservandola da un paio di metri di distanza, si intravede il reticolo di nebulosità diverse che compaiono nel campo: da sottili filamenti di andamento irregolare ad una "grossa" nebulosità oscura che si ritrova ad un angolo di 45° verso destra in basso rispetto a M11 e che è classificata come LDN 516.